20/apr/2010

Il bimbo che soffre non si tocca.

Posted on/at 11:42 PM by mainer

In Nebraska una nuova legge vieta l'aborto dopo la ventesima settimana, escludendo i casi di grave pericolo per la vita della donna.
La motivazione con cui è stata introdotta questa modifica legislativa, contro la quale il mondo "pro choice" si è mobilitato in massa, è piuttosto peculiare, confrontata con i termini generali in cui di solito si pronunciano i legislatori. Si parla infatti di una restrizione dovuta all'evidenza scientifica che il bambino che viene abortito alla ventesima settimana prova dolore. Dal punto di vista medico, in effetti, gli studi affermano che già ben prima della ventesima settimana il feto può provare dolore; oltretutto il sistema nervoso ha già cominciato a svilupparsi da un pezzo. Non pare di questo avviso la società americana di ginecologia ed ostetricia, che nega che esistano simili evidenze scientifiche.

"Uno studio fatto all'Imperial College di Londra su feti di età gestazionale compresa tra 19 e 34 settimane mostra chiaramente una risposta del feto al dolore, caratterizzata dall'aumento di quegli ormoni che sono segno di stress e dolore: adrenalina, cortisolo ed endorfine ("Lancet" 1994). La ricercatrice Vivette Glover conclude che "è possibile che qualche esperienza sensoriale di dolore possa iniziare verso le 20 settimane".
(Carlo Valerio Belleni)

Di per sè il criterio è una novità. Altri stati americani utilizzano il criterio della sopravvivenza autonoma del feto situandola intorno alla ventiduesima o ventiquattresima settimana. Se è vero che dal punto di vista medico questo secondo criterio appare più efficace (per noi l'unico criterio credibile è l'appartenenza alla specie umana, cioè il concepimento come termine iniziale della vita della persona... e ultimo per l'aborto :-) quindi), dal punto di vista socio-culturale si assiste ad una svolta, e cercheremo di spiegare quale ci paia essere il motivo.

Lo stato del Nebraska non è nuovo a tentativi di opporsi alla permissiva realtà abortista degli Stati Uniti: nel 2000 infatti la Corte Suprema aveva censurato con valutazione di incostituzionalità una legge di tale stato che proibiva una tecnica abortiva denominata "aborto a nascita parziale", di cui anche il celebre ex-abortista Nathanson fornisce una breve descrizione nel suo video "l'urlo silenzioso". Tale tecnica prevede la riduzione del feto all'interno del grembo materno in vista della sua estrazione (a pezzi, quindi), anche se tale "riduzione" dovesse comportare per il feto dolore o addirittura la possibilità di essere estratto per parti, sebbene ancora vitale. La legislazione Americana, infatti, permettava tale pratica, e i giudici bocciarono la restrizione che il Nebraska vi aveva posto, facendo comunque salvi i casi di grave pericolo per la salute della donna.

Pochi anni dopo, nel 2003, anche approfittando di una più favorevole composizione della Corte Suprema, il Congresso degli Stati Uniti emanò lo stesso tipo di legge, motivandola con la ragione che la pratica dell'aborto parziale fosse "orribile, inumana e mai necessaria per preservare la salute della donna". La Corte Suprema non dichiarò incostituzionale la legge, con una maggioranza di 5 giudici contro 3. Venne però prevista una sorta di discrezionalità dei singoli stati nel prevedere quale fosse il "grave pericolo per la donna", lasciando sostanzialmente un margine di autonomia legislativa ampio e facilmente manipolabile. Ricordiamo anche, per dare una più chiara visione della situazione generale, che l'attuale amministrazione americana (Barack Obama e Hillary Clinton) si schierò contro tale decisione della Suprema Corte.

Ora, cercando di trarre una conclusione, pare che proprio la motivazione data dal Congresso alla legge abbia sortito l'effetto di smuovere la coscienza dell'opinione pubblica e forse, agendo sul sentimento di "pietà" per la sofferenza del bambino, di ottenere il placet della Corte, a differenza di ciò che era avvenuto per il Nebraska, che pure aveva previsto la stessa disciplina.

Il Nebraska pare quindi essersi "fatto furbo", ed ora affianca ad una legge che limita l'aborto una motivazione assolutamente idonea a risvegliare nell'opinione pubblica i sentimenti di pietà e compassione che hanno portato il Congresso a vincere.
Per fare il bene dovrebbe bastare la verità, dovrebbe bastare il fatto che è bene.
Ma se salverà qualche bambino, ben venga anche il sentimento popolare.

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