Adriano Sofri, a noi, non fa riflettere.
Già. "Sarà che saremo" stupidi, ma, carissimo Antonio Socci, a noi, Adriano Sofri non fa riflettere.
Adriano Sofri scrive su Repubblica un articolo intitolato: "Lo stato carcerario nutritore" (sarebbe bene spiegare a Sofri che il nostro stato - non il suo, il nostro, cioè quello che lui ha tentato, senza mai chiedere perdono, di distruggere - non tortura: uccide direttamente). In questo articolo scrive: "Riuscite a immaginare che qualcuno, a voi maggiorenni e capaci di intendere, venga a intimare di mangiare e bere?". Poi scrive anche: "Nemmeno le controutopie più tetre vorrebbero fantasticare di uno Stato che dispone la nutrizione dei suoi sudditi umani".
Fin qui niente di assurdo. Da cotanta penna siamo in grado di aspettarci anche di peggio. La circostanza che si parli di "stato", di "carcerario", di "controutopie" è un misto di dileggio per noi e per Sofri stesso. Si tratta o di coincidenze o di cattivo gusto.
Ciò che lascia abbastanza attoniti è che un grandissimo come Antonio Socci non risponda per le rime, o meglio: si limiti a non rispondere per le rime. Scrive infatti Socci riguardo a queste parole in un articolo intitolato "Per la Chiesa la vita terrena non è un bene assoluto": "Adriano Sofri mi ha fatto riflettere. Sabato sulla Repubblica e sul Foglio ha messo in discussione, con argomenti seri, la mozione del Pdl approvata in Parlamento sul fine vita." E scrive ancora, come succo del suo discorso: "Tutto questo fa pensare che il principio dell’indisponibilità assoluta della vita umana sia un principio laico, della nostra legislazione, non della Chiesa. Chè, anzi, nella dottrina cattolica la vita biologica non è affatto un bene assoluto. La salute dell’anima è più importante della salute fisica, tanto quanto la vita eterna vale più della vita terrena. Infatti la Bibbia proclama: “La Tua Grazia vale più della vita” (Salmo 62)."
Carissimo Socci, proprio perchè lei è un grandissimo, un "eccellenza" del panorama culturale, sentiamo di doverle rispondere. Nella sua argomentazione ci sono due sviste, dalle quali insieme possiamo trarre un insegnamento per il bene.
La prima svista è questa: il principio di "indisponibilità della vita umana", se fosse "parte della nostra legislazione" e basta (e concordiamo con lei, lo è), sarebbe una piega dell'ordinamento giuridico, che potrebbe essere stirata come altri principi fondamentali lo sono stati (es. imparzialità del giudice, eguaglianza davanti alla giustizia etc.). Davvero vorrebbe che una diversa maggioranza o anche un diverso orientamento della società civile passassero il solito "svelto colpo di ferro da stiro" e ci tramutassero in un paese in cui la vita è disponibile all'uomo? Non bisognerà piuttosto trovare una ragione più necessaria e più ultima per cui non si sarebbe dovuto uccidere Eluana?
Colga, carissimo Socci, la concezione di Stato che sta dietro alle parole di Sofri (e che ancora testimonia contro di lui) e sappia vederne la stortura: Sofri contrappone lo "Stato carcerario e padrone" allo "Stato neutro e disinteressato". Il modello migliore di Stato per Sofri (sempre che lui desideri che lo Stato esista) è una "burocrazia che regoli come un arbitro imparziale i rapporti giuridici ed economici". Si tratta di uno Stato assente, di uno Stato lontano, di uno Stato smemorato e non interessato al singolo. Uno Stato che accetta supinamente la volontà del singolo.
E' così differente lo Stato di Sofri al quale le mille Eluane portano una lettera dal notaio che gliela bolla e gliela timbra e lo Stato di Socci in cui queste stesse mille Eluane chiedono di disporre di se stesse e lo Stato non glielo permette?
Lo Stato laico è prima un istituzione o una comunità?
Lo Stato laico è prima una comunità, dove le parole "voglio morire" del prossimo invece di un sorriso compiaciuto o di un diniego costernato, DEVONO destare TURBAMENTO in chi le sente e le riceve. Uno Stato, anche laico, deve promuovere il mero egoismo o la più profonda solidarietà reciproca tra i cittadini? Se un cittadino mi dice "voglio morire", come membro corresponsabile di una comunità, rispetto la sua persona UCCIDENDOLO o PREOCCUPANDOMENE? A noi la risposta sembra chiara. Nessuno Stato che sia comunità prima che mera regolamentazione di rapporti giuridici ed economici risponderà mai "sì" alla richiesta di un membro della comunità che dentro il cuore ha il desiderio di amare ed essere amato, e, sulle labbra o nella penna, porta la disperazione o anche la libera non accettazione della sofferenza.
La seconda svista è connessa alla prima. Dato che la società umana è inscindibilmente legata da questo vincolo di solidarietà, se ometto di fare il necessario per la vita di un altro membro della comunità NON E' LUI CHE MUORE, ma SONO IO CHE LO UCCIDO, così come una mamma che nega il latte al bambino LO UCCIDE, un automobilista che nega il soccorso alla vittima di un incidente LO UCCIDE. L'omicidio può essere causato tanto da un comportamento attivo quanto da uno passivo, da un'inerzia, pur apparentemente giustificata da un consenso informato, ma in realtà supportata da una visione egoistica della società che è falsa. Tutto qui.
Tutte le volte che si parla di non dar retta all'arbitrio del singolo si teme di venir accusati di tentare di ricadere nella tentazione dello stato etico. La distinzione tra una società giusta e lo stato etico non è che la prima obbliga il cittadino al bene e il secondo lo obbliga al male.
La distinzione è che la prima vieta al cittadino di disinteressarsi dell'altro, anche se con l'avvallo della libera scelta di quest'ultimo! L'opposto dello stato etico non è lo stato liberale, ma è lo stato giusto.
Carissimo Socci. Non sediamoci sugli allori di una legge sul fine vita meno ingiusta di quello che temevamo, dando per certo che la maggioranza di governo attuale ci sarà e ci supporterà per sempre. Continuiamo a scovare la verità dentro le cose, perchè ciò che diciamo valga per gli uni quanto per gli altri. E soprattutto valga per noi!
Adriano Sofri scrive su Repubblica un articolo intitolato: "Lo stato carcerario nutritore" (sarebbe bene spiegare a Sofri che il nostro stato - non il suo, il nostro, cioè quello che lui ha tentato, senza mai chiedere perdono, di distruggere - non tortura: uccide direttamente). In questo articolo scrive: "Riuscite a immaginare che qualcuno, a voi maggiorenni e capaci di intendere, venga a intimare di mangiare e bere?". Poi scrive anche: "Nemmeno le controutopie più tetre vorrebbero fantasticare di uno Stato che dispone la nutrizione dei suoi sudditi umani".
Fin qui niente di assurdo. Da cotanta penna siamo in grado di aspettarci anche di peggio. La circostanza che si parli di "stato", di "carcerario", di "controutopie" è un misto di dileggio per noi e per Sofri stesso. Si tratta o di coincidenze o di cattivo gusto.
Ciò che lascia abbastanza attoniti è che un grandissimo come Antonio Socci non risponda per le rime, o meglio: si limiti a non rispondere per le rime. Scrive infatti Socci riguardo a queste parole in un articolo intitolato "Per la Chiesa la vita terrena non è un bene assoluto": "Adriano Sofri mi ha fatto riflettere. Sabato sulla Repubblica e sul Foglio ha messo in discussione, con argomenti seri, la mozione del Pdl approvata in Parlamento sul fine vita." E scrive ancora, come succo del suo discorso: "Tutto questo fa pensare che il principio dell’indisponibilità assoluta della vita umana sia un principio laico, della nostra legislazione, non della Chiesa. Chè, anzi, nella dottrina cattolica la vita biologica non è affatto un bene assoluto. La salute dell’anima è più importante della salute fisica, tanto quanto la vita eterna vale più della vita terrena. Infatti la Bibbia proclama: “La Tua Grazia vale più della vita” (Salmo 62)."
Carissimo Socci, proprio perchè lei è un grandissimo, un "eccellenza" del panorama culturale, sentiamo di doverle rispondere. Nella sua argomentazione ci sono due sviste, dalle quali insieme possiamo trarre un insegnamento per il bene.
La prima svista è questa: il principio di "indisponibilità della vita umana", se fosse "parte della nostra legislazione" e basta (e concordiamo con lei, lo è), sarebbe una piega dell'ordinamento giuridico, che potrebbe essere stirata come altri principi fondamentali lo sono stati (es. imparzialità del giudice, eguaglianza davanti alla giustizia etc.). Davvero vorrebbe che una diversa maggioranza o anche un diverso orientamento della società civile passassero il solito "svelto colpo di ferro da stiro" e ci tramutassero in un paese in cui la vita è disponibile all'uomo? Non bisognerà piuttosto trovare una ragione più necessaria e più ultima per cui non si sarebbe dovuto uccidere Eluana?
Colga, carissimo Socci, la concezione di Stato che sta dietro alle parole di Sofri (e che ancora testimonia contro di lui) e sappia vederne la stortura: Sofri contrappone lo "Stato carcerario e padrone" allo "Stato neutro e disinteressato". Il modello migliore di Stato per Sofri (sempre che lui desideri che lo Stato esista) è una "burocrazia che regoli come un arbitro imparziale i rapporti giuridici ed economici". Si tratta di uno Stato assente, di uno Stato lontano, di uno Stato smemorato e non interessato al singolo. Uno Stato che accetta supinamente la volontà del singolo.
E' così differente lo Stato di Sofri al quale le mille Eluane portano una lettera dal notaio che gliela bolla e gliela timbra e lo Stato di Socci in cui queste stesse mille Eluane chiedono di disporre di se stesse e lo Stato non glielo permette?
Lo Stato laico è prima un istituzione o una comunità?
Lo Stato laico è prima una comunità, dove le parole "voglio morire" del prossimo invece di un sorriso compiaciuto o di un diniego costernato, DEVONO destare TURBAMENTO in chi le sente e le riceve. Uno Stato, anche laico, deve promuovere il mero egoismo o la più profonda solidarietà reciproca tra i cittadini? Se un cittadino mi dice "voglio morire", come membro corresponsabile di una comunità, rispetto la sua persona UCCIDENDOLO o PREOCCUPANDOMENE? A noi la risposta sembra chiara. Nessuno Stato che sia comunità prima che mera regolamentazione di rapporti giuridici ed economici risponderà mai "sì" alla richiesta di un membro della comunità che dentro il cuore ha il desiderio di amare ed essere amato, e, sulle labbra o nella penna, porta la disperazione o anche la libera non accettazione della sofferenza.
La seconda svista è connessa alla prima. Dato che la società umana è inscindibilmente legata da questo vincolo di solidarietà, se ometto di fare il necessario per la vita di un altro membro della comunità NON E' LUI CHE MUORE, ma SONO IO CHE LO UCCIDO, così come una mamma che nega il latte al bambino LO UCCIDE, un automobilista che nega il soccorso alla vittima di un incidente LO UCCIDE. L'omicidio può essere causato tanto da un comportamento attivo quanto da uno passivo, da un'inerzia, pur apparentemente giustificata da un consenso informato, ma in realtà supportata da una visione egoistica della società che è falsa. Tutto qui.
Tutte le volte che si parla di non dar retta all'arbitrio del singolo si teme di venir accusati di tentare di ricadere nella tentazione dello stato etico. La distinzione tra una società giusta e lo stato etico non è che la prima obbliga il cittadino al bene e il secondo lo obbliga al male.
La distinzione è che la prima vieta al cittadino di disinteressarsi dell'altro, anche se con l'avvallo della libera scelta di quest'ultimo! L'opposto dello stato etico non è lo stato liberale, ma è lo stato giusto.
Carissimo Socci. Non sediamoci sugli allori di una legge sul fine vita meno ingiusta di quello che temevamo, dando per certo che la maggioranza di governo attuale ci sarà e ci supporterà per sempre. Continuiamo a scovare la verità dentro le cose, perchè ciò che diciamo valga per gli uni quanto per gli altri. E soprattutto valga per noi!
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